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05/02/2010
 
Albergo diffuso e Bad and Breakfast: il consiglio regione ridisegna il turismo “alternativo”.
Milano, 5 feb.: Nel progetto di legge 358 approvato nel corso dell’ultima seduta operativa della legislatura regionale prima delle consultazioni di fine marzo, si parla anche dell’albergo diffuso, già sperimentato in alcune altre regioni italiane. Si tratta di una formula che non ha alcun impatto edilizio nelle zone dove viene creata ed è particolarmente adeguata ai piccoli comuni rurali e di montagna. In pratica l’albergo diffuso funziona gestendo il servizio, che poi, nello specifico, viene svolto all’esterno, in case private convenzionate, in ristoranti convenzionati e in altre strutture che compongono il paniere dell’offerta ricettiva. Interessante, soprattutto per l’economia montana, il fatto che le stanze di soggiorno possono essere individuate anche nelle baite montane. “L’albergo diffuso – spiega il consigliere Margherita Peroni, in aula - è una grande opportunità per chi vuole intraprendere un’attività turistica senza bisogno di grandi investimenti, anzi riducendoli quasi a zero, mettendo a frutto la propria fantasia e la propria capacità di rapporti, inoltre è una forma di tutela del territorio per il fatto che non presuppone costruzioni nuove pur tutelando e incentivando l’economia legata al turismo”. Per quanto riguarda i Bad and Breakfast, Margherita Peroni sottolinea come “da più parti avevamo la richiesta di poter potenziare queste strutture, ma avevamo anche l’obbligo di rispettare e tutelare l’economia alberghiera. La soluzione che abbiamo trovato e votato credo possa andare in direzione di tutti. Non dimentichiamo che il Bad and Breakfast è una ricchezza per l’intero comparto economico turistico di un territorio che vede la presenza di visitatori ai quali, oltre all’alloggio e alla colazione, servono tutta una serie di servizi che il territorio stesso può offrire”.
Altro importante atto del consiglio regionale è l’approvazione di una mozione presentata proprio da Margherita Peroni in merito al riconoscimento della qualifica di restauratore. In passato il Governo centrale aveva definito norme per il riconoscimento di questa qualifica che escludevano, di fatto, coloro che da anni svolgono questa professione: da oltre 10 anni ma anche a partire dal 2001. L’ostacolo è insito nell’imposizione di una certificazione sull’attività svolta che il legislatore ha introdotto soltanto di recente, andando quindi ad escludere chi, pur avendo molta esperienza, non ha formalmente il riconoscimento dello status di restauratore, non essendo, fino a poco tempo fa possibile, avere questa certificazione dell’opera svolta. La mozione Peroni obbliga ora il Presidente della Giunta regionale a rapportarsi al Governo centrale per rivedere queste disposizioni ed avviare un confronto con le associazioni di categoria affinché venga tutelata anche questa importante componente della professione del restauratore.
 
             
             
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